Milano, 10 giu. (askanews) – Il Nord Africa sta diventando uno dei principali poli automobilistici alle porte dell’Europa. Ma mentre Stellantis, Renault e i gruppi cinesi rafforzano la presenza nella regione, Bruxelles lavora a regole che potrebbero ridefinire il concetto di “Made in Europe”.

Il Marocco è oggi il caso più evidente. Grazie all’accordo di associazione con l’Ue (2000) e alle regole di origine paneuromediterranee, le auto prodotte nel Paese entrano nel mercato comunitario senza dazi, se rispettano i criteri di origine, a differenza delle elettriche importate dalla Cina: queste ultime dal 30 ottobre 2024 scontano dazi antisussidi aggiuntivi, dal 17% di Byd al 35,3% di Saic, oltre al normale 10%.

Un meccanismo analogo vale per la Turchia, legata all’Ue da un’unione doganale dal 1995 e dove Stellantis produce con la joint venture Tofas: anche da lì le auto entrano senza dazi. Non a caso Turchia e Marocco attirano i costruttori cinesi (Byd ha messo in cantiere un impianto, ma i lavori sono al momento sospesi) in cerca di una base che dia accesso all’Europa aggirando le tariffe.

Il comparto è ormai rilevante: secondo Oica, nel 2024 Marocco e Algeria hanno prodotto quasi 590mila veicoli, concentrati per lo più in Marocco, dove l’export automotive ha toccato un record di circa 17 miliardi di dollari e la filiera impiega circa 180mila addetti.