Scenari

Il Marocco è il cavallo di Troia della Cina per entrare in Europa senza dazi

Al centro del dibattito la soglia del 45% di contenuto locale: alzarla metterebbe in discussione un'intera architettura.

Nel 2000, quando l'Unione Europea firmò con il Marocco un accordo di libero scambio destinato a diventare uno dei cardini della cooperazione mediterranea, nessuno poteva immaginare che quella cornice normativa avrebbe assunto, un quarto di secolo dopo, un significato quasi opposto rispetto a quello originario. Le regole di origine previste dall'intesa, che consentono ai prodotti assemblati sul territorio marocchino di accedere al mercato europeo senza dazi, erano state concepite per favorire l'integrazione tra le due sponde del Mediterraneo; oggi, dopo l'introduzione delle barriere tariffarie europee contro le Bev prodotte in Cina, diventano invece uno strumento potenzialmente prezioso per i costruttori cinesi, che possono guardare al Marocco non solo come a una base industriale competitiva, ma anche come a un accesso privilegiato al mercato dell'Unione. Non si tratta di una violazione delle regole, ma del loro utilizzo più letterale e conseguente: ciò che l'Europa aveva costruito per accompagnare la propria espansione produttiva verso il Maghreb può ora essere impiegato da altri per attenuare gli effetti delle barriere che la stessa Europa ha innalzato.