L’acquisto urgente di 130 ventilatori, bottigliette d’acqua e pellicole oscuranti sui vetri. Al Businco (e anche al San Michele) all’emergenza caldo si fa fronte con soluzioni d’emergenza, appunto. Perché il guasto al sistema dell’aria condizionata è grave, forse più del previsto, e il ritorno alla normalità non è attesa nel breve periodo. Tanto che «come estrema ratio», con una direttiva interna, si ipotizza di «ri-programmare l’accesso dei pazienti che non abbiamo nocumento nel loro percorso di diagnosi e cura, in una giornata in cui il problema sia verosimilmente risolto o, almeno, mitigato dalla completa applicazione delle misure».
Da settimane pazienti oncologici in attesa di chemioterapia e dipendenti (medici, infermieri e oss) fanno i conti con temperature elevate nei reparti. Una situazione diventata insopportabile negli ultimi giorni a causa della cappa d’afa che ha avvolto Cagliari: i condizionatori non funzionano, in quelle stanze si boccheggia. Un patimento (ulteriore) ingiusto per i malati.
Le lettere di protesta non avevano sortito effetti. L’esplosione del caso sulla stampa ha portato all’ispezione dei carabinieri del Nas e degli specialisti dello Spresal della Asl, che ieri sono rimasti al Businco per quasi tutta la giornata. Ed ecco che le comunicazioni interne dell’Arnas rivelano “strategie” improvvisate e origine del problema.
















