Ospedali che vai, situazione che trovi: climatizzatori, se caschi bene, “Pinguini” o ventilatori se caschi male. In realtà non è nemmeno così semplice, data l’eterogeneità dell’edilizia ospedaliera torinese: in ogni struttura trovi l’uno e gli altri, una lotteria a cui devono sottostare malati e parenti, peraltro in aumento. Disidratazione, insufficienza renale, ipotensione: i pronto soccorso reggono ma sono sotto pressione, il 40% degli accessi riguarda over 70 con patologie croniche.

«Chi è ricoverato alle Molinette non può uscire, in molti casi ha dolori, e non così raramente non può nemmeno scendere dal letto - scrive Giovanni a Specchio dei tempi -. L’aria condizionata non c’è. In un reparto dove sono stato come visitatore di persona ricoverata, nelle stanze ci sono i Pinguini, che fanno il rumore di un Tir: devi scegliere se stare male per il caldo o impazzire per il rumore».

Le Molinette, si sa, detengono con il Maria Vittoria il record dell’obsolescenza. Anche nel vecchio ospedale, però, la situazione non è uniforme: 120 reparti con impianti di raffrescamento centralizzato, 18 con raffrescamento da sistemi idronici, 23 privi di sistemi di raffrescamento fisso (riecco i Pinguini). Nota a margine: per reparti si intendono quelli veri e propri ma anche gli ambulatori. Maria Vittoria: «Tutte le stanze hanno sistema di raffrescamento totale o parziale (non in tutte le stanze). Laddove parziale, sono installate ventole a parete e/o Pinguini nelle zone più esposte al sole». Mauriziano: reparti climatizzati. Humanitas-Gradenigo: «Tutti gli ambienti i sono dotati di sistemi di climatizzazione e controllo della temperatura». Beato, nonostante tutto, chi viene ricoverato nel reparto “giusto”.