di

Luca Goffi

«Dell’ordinanza non ne sapevo nulla ma io godo con questo caldo, lo vorrei tutto l’anno — rivela Sami Ali, 29 anni —. Io faccio tra i 70 e gli 80 chilometri al giorno». Sono circa una cinquantina i fattorini che in città consegnano i pasti ai bresciani, molti tra loro sono asiatici.

La fame e il riscatto sociale spingono i rider a superare persino le difficoltà climatiche. Sono loro a catalizzare le storture della nostra società e, ad occhio attento, incarnano le contraddizioni dei nostri tempi. Lavoratori - spesso con background migratorio -, costretti a consegnare il cibo a casa o nei luoghi di lavoro a fronte di una paga, a detta loro, «non soddisfacente». La mansione è spesso concepita come un «ammortizzatore sociale» improprio tra un’esperienza professionale e l’altra. Tutto questo amplificato dalle condizioni lavorative: al freddo e alle intemperie d’inverno, sotto un caldo cocente d’estate.

Così a Brescia, nonostante i divieti di lavorare al caldo dalle 12.30 alle 16 sanciti dall’ordinanza regionale, alle ore 13 davanti al Mc Donald di piazza Vittoria c’è un via-vai. I rider stazionano pochi minuti: il tempo di ricevere la notifica sul proprio smartphone, fare rifornimento nel fast food e ripartire. L’alienazione di questi lavoratori si riflette anche nella scarsa conoscenza delle disposizioni: «Dell’ordinanza non ne sapevo nulla ma io godo con questo caldo, lo vorrei tutto l’anno — rivela Sami Ali, 29 anni —. Io faccio tra i 70 e gli 80 chilometri al giorno». Alla domanda sull’ordinanza, i fattorini rispondono con una battuta, che tradisce una perseveranza da bresciani doc: «Noi veniamo dal Pakistan, siamo abituati a lavorare dove le temperature sono ancor più calde. Non è un problema», ripetono come un mantra.Sfruttando i turni di lavoro, i rider della città hanno trovato una routine anti-caldo. «Alle 15 vado a casa, mi faccio una doccia e riprendo il turno dalle 18 alle 23», spiega il trentenne Mohammad Kashif. Sono circa una cinquantina i fattorini che in città consegnano i pasti ai bresciani.