Fuga dall’afa delle strade per ripararsi tra banconi e tavolini, ma c’è chi pranza all’esterno. Boom nei negozi di frutta e verdura, anche negli uffici scorte d’acqua per affrontare il caldo.Via delle Scienze, a pochi passi dalla biblioteca Ariostea, pieno centro. Oltre la vetrina, la porta si apre e c’è Francesco Raiti, maglietta bianca, grembiule. Il viso abbronzato, il suo regno è la cucina. Ma se serve, soprattutto in questi giorni così africani, dà un mano al pizzaiolo. La pala per la pizza, oltre lo sportello a volta il fuoco che serve per far lievitare margherite, quattro stagioni, prosciutto e funghi. Correva l’anno 1975, i vicoli del ghetto ebraico, Natale e la moglie Anna danno vita alla loro attività. Si chiama Este Bar, un nome che è un simbolo. Francesco Raiti ha un bel sorriso. "Sì, teniamo l’aria condizionata sempre accesa. Come del resto ogni anno quando la colonnina comincia a salire. Stiamo lavorando, stiamo lavorando molto. Il caldo così forte non ci fa paura, la fatica non ci fa paura. Siamo una famiglia che ha fatto sacrifici, che si è sempre rimboccata le maniche". Il calore del forno è forte, il climatizzatore lo stempera un po’. "Non lo spegniamo noi, sarebbe inutile. Basta che stacchi un po’ e il calore entra nelle sale. Sì, un giugno così mai". Fuori, lungo la strada, ci sono i tavolini. "In tanti – riprende – anche in questi giorni ci chiedono il tavolo fuori, per il pranzo, per cenare". Il vizio della sigaretta, ’bionde’ all’angolo della bocca, che ti fa resistere a tutto, anche a quella vampa d’estate che brucia l’asfalto, picchia sulla testa.