Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiSti ca**i, verrebbe da dire. Perché, al netto del rumore, quello che colpisce è la ripetitività del copione di Donald Trump. Una leadership che sembra avere un solo registro: il colpo di scena. Un one-trick pony che vive di provocazioni e voltafaccia che ripetuti all'infinito, finiscono per perdere la loro capacità di sorprendere. Il problema è che ogni volta il prezzo politico aumenta.

Prima Trump si è alienato una larga parte della diaspora iraniana, che aveva riposto in lui la speranza contro il regime degli ayatollah. Poi ha incrinato il rapporto con quella parte delle comunità ebraiche americane più vicine a Israele, deluse da una gestione del medioriente percepita come contraddittoria. Ora decide di aprire uno scontro con Giorgia Meloni, la leader europea che più di tutti aveva cercato di giustificarlo. E con lei rischia di trascinare nello scontro milioni di italoamericani che, storicamente, rappresentano una componente importante dell'elettorato repubblicano in diversi Stati chiave. La domanda sorge spontanea: chi sarà il prossimo? Gli irlandesi? I polacchi? Ogni settimana sembra esserci un nuovo gruppo da offendere, una nuova polemica da alimentare sui social per coprire un’amministrazione ormai stanca e senza idee. È una strategia che forse funzionava nel 2016, quando Trump appariva come il candidato anti-establishment. Oggi il meccanismo è prevedibile. L'effetto sorpresa è svanito. Il post provocatorio non domina più il ciclo delle notizie, perché ormai tutti si aspettano che arrivi. Il vero rischio, per i repubblicani, non è tanto quello di perdere i fedelissimi. Il problema sono tutti gli altri: gli elettori che avevano scelto Trump per le sue buone politiche economiche, per la sicurezza, per il controllo dell'immigrazione o per una visione più assertiva della politica estera, ma che non desiderano assistere ogni settimana all'ennesima buffonata. Ed è qui che entrano in gioco le elezioni di metà mandato. I midterm sono il momento in cui gli elettori moderati e le comunità etniche fanno sentire il loro peso, premiando o punendo il presidente in carica. Non serve perdere milioni di voti: basta erodere qualche punto percentuale in Stati competitivi per una sconfitta.