Gentile Direttore, l’ultima sortita di Trump contro Meloni non è solo un eccesso di vanità: è il sintomo di un potere americano che da tempo vive in una bolla, convinto che ogni capriccio presidenziale diventi automaticamente geopolitica. Quando un leader trasforma un vertice internazionale in un teatrino personale, il problema non è l’alleato di turno: è la sua tenuta. E sì, anche la sua età. Negli Stati Uniti fingono che la biologia sia un dettaglio, ma basta ascoltare certe uscite per capire che la lucidità non è più garantita. L’America può permettersi molte cose, ma non presidenti che scambiano il mondo per un ring dove sfogare stanchezza, ego e confusione.

Roberto Comencini La risposta del direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, conosco persone biologicamente assai più mature di Trump, che conservano una lucidità e una capacità di analisi assolutamente invidiabili. E hanno saputo trasformare la loro esperienza di vita e di lavoro in uno straordinario valore aggiunto. Quindi sono convinto che il problema di Trump, la sua incontinenza verbale, la sua ondivaga strategia politica, il distacco dalla realtà che emerge da tante sue esternazioni, non siano legati semplicemente alla biologia o all’usura del tempo, bensì alla sua forma mentis. Trump è convinto che la complessità del contemporaneo si affronti semplificando la realtà e le strategie con cui affrontarla. Il successo elettorale gli ha trasmesso la certezza che gli slogan possano sostituire i programmi politici e che l’efficacia e la prepotenza mediatiche da sole possano riempire di contenuti una leadership. Infine Trump è figlio di una cultura politica acerba e fondamentalmente autocratica, figlia in parte del suo percorso imprenditoriale, che confonde il voto con il potere assoluto e il ruolo di presidente di una nazione con quello di azionista di controllo di un paese. Tutto ciò è condito da un egocentrismo quasi senza confini che lo porta a ritenere che ciò che pensa rappresenti in quel momento sempre la giusta soluzione, anche quando fino a due giorni prima pensava e sosteneva il contrario. E chi non si allinea è automaticamente un nemico. Anche le recenti, volgari esternazioni contro Giorgia Meloni sono frutto di questi aspetti della personalità di Trump, più che la conseguenza di differenze di visioni politiche che pure tra Italia e Stati Uniti ci sono e si sono accentuate negli ultimi tempi. Detto ciò, Trump è il presidente eletto degli Stati Uniti e non possiamo prescinderne. Ha ragione lei: talvolta sembra un pugile in confusione o in stato di eccitazione agonistica che sferra colpi a destra e a manca senza costrutto. Ma tocca al popolo americano metterlo ko.