Cosa è successo dopo che la premier ha scoperto le parole del presidente americano. I retroscena sulla notte tribolata e i sospetti sul perché Trump abbia attaccato in quel modo Meloni. L'analisi sulle parole del tyconn sulla prima pagina di Libero
La faccia di Giorgia Meloni all’uscita laterale dell’Europa Building, racconta Marco Galluzzo sul Corriere della Sera, è «una maschera di irritazione, esasperazione, rabbia». La premier salta volutamente i cronisti, punta dritta verso le auto del corteo e prima di salire in macchina lascia ai presenti soltanto una battuta secca: «Certo che sono preoccupata, non credo sia finita qui». La versione raccolta da Ileana Sciarra sul Messaggero è ancora più ruvida e arriva da quel che la presidente del Consiglio avrebbe detto in privato ai collaboratori dopo aver visto lo sfottò mandato in onda a L’Aria che tira su La7 di Donald Trump: «Sarà pure il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma io non mi faccio trattare così da nessuno, sia chiaro…».
Come ha preparato Meloni la risposta a Donald Trump
La risposta su Instagram, durissima, arriva dopo una notte di tribolazioni. Come ricostruisce il Corriere, giovedì la premier lascia il palazzo Justus Lipsius intorno all’una e mezza, poco dopo, all’hotel Amigò, riceve da Roma le telefonate che la informano in anticipo dell’attacco in arrivo. Alle due è già chiusa in camera a ragionare sulla controffensiva. Il post, in cui di fatto accusa il presidente americano di mentire e di marciare a braccetto con i nemici dell’Occidente, viene pubblicato la mattina dopo, circa un’ora dopo il lancio di La7. Il Messaggero aggiunge che, da Bruxelles, la premier è stata in continuo contatto per studiare le contromosse con il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, l’uomo di cui più si fida. Qualcuno le consiglia di prendere tempo, di aspettare almeno l’audio originale per capire il tono di Trump, ma lei tira dritto.











