Stemperare, sopire, soffocare. È l’ordine diramato dalla premier stessa per riportare sotto controllo la rissa con l’ex amico Trump, figurarsi se non è proprio lei la prima ad adeguarsi. Intervistata dal più che compiacente direttore della Verità Maurizio Belpietro in conclusione della festa del quotidiano, Giorgia Meloni impugna l’estintore: «Sono rimasta sinceramente colpita da Trump ma non intendo continuare ad alimentare questo confronto». Tajani ha fatto benissimo a cancellare l’escursione a Miami perché bisognava «inviare un messaggio» ma è ora che il lavoro bilaterale con gli Usa torni alla normalità.

VA DA SÉ CHE I MINISTRI parteciperanno il 2 luglio a villa Taverna alla festa per il giorno dell’Indipendenza, ci mancherebbe altro, tanto più che se c’è uno che si sta spendendo per rimettere le cose in ordine è proprio l’ambasciatore Fertitta, che la premier elogia a pieni polmoni. Ma il segnale inviato a Trump non è questo. La politica estera, segnala la premier, «non è Temptation Island». I gesti simbolici in diplomazia contano ma con uno come Trump contano solo i fatti concreti e Meloni quasi ne promette uno che per il furioso della Casa Bianca è essenziale: la missione a Hormuz. La premier è esplicita: «La libertà di navigazione è fondamentale e credo che l’Italia debba fare la sua parte a Hormuz, ovviamente con autorizzazione del parlamento». Ove non fosse stata abbastanza chiara, ribadisce: «In merito alla trattativa con l’Iran io resto ottimista ma il nostro non può essere un ottimismo statico: dobbiamo dare una mano con la diplomazia e con la disponibilità per una missione». Senza dimenticare il Libano: qui l’Italia «può giocare un ruolo di primo piano» a braccetto con la Francia. Proprio il Libano sarà pertanto uno dei temi chiavi nel vertice intergovernativo Francia-Italia di Antibes domani.