Il giochetto va avanti dal giorno in cui Donald Trump è rientrato alla Casa Bianca e ormai è diventato stucchevole. Quando le cose vanno bene, è la prova di quanto il grande rapporto politico e personale costruito negli anni da Giorgia Meloni col presidente americano sia un vantaggio per l’Italia; quando le cose vanno male, si fa la faccia stupita e si domanda: quale rapporto speciale? – con la stessa nonchalance con cui Marty Feldman domandava: «Quale gobba?» – per poi far notare che quello è il presidente degli Stati Uniti, come se Meloni facesse un enorme sforzo per andarci d’accordo, quasi che si sacrificasse per noi, come fanno tutti i leader europei quando si abbassano a lusingarlo in ogni modo per evitare conseguenze peggiori.
Del resto, si aggiunge, che altro dovrebbe fare la povera Giorgia: «Assaltare i McDonald’s, uscire dalla Nato, chiudere le basi americane?» (testuali parole della stessa Meloni in una conferenza stampa che oggi appare lontanissima, ma era solo sei mesi fa). Ovviamente Elly Schlein è riuscita anche in questa occasione a dire l’unica cosa che persino in simili circostanze suscita un moto di solidarietà e simpatia per la presidente del Consiglio, e cioè che dovrebbe «chiedere scusa per la subalternità». Una dichiarazione che sembra uscita da ChatGPT (ipotesi peraltro non da escludere). Ad ogni modo, per dirla nella forma prediletta dai testi prodotti dall’Intelligenza artificiale (non è x, bensì y), il problema non è la sudditanza, ma la somiglianza.












