Con la lite tra Donald Trump e Giorgia Meloni le relazioni tra Italia e Stati Uniti, o quantomeno tra i rispettivi leader, hanno raggiunto il livello più basso di sempre dalla fine della Seconda guerra mondiale. È paradossale, se si considera che quando Trump venne eletto Meloni ambiva a proporsi come la sua interlocutrice privilegiata in Europa, e a far valere la sintonia ideologica e la simpatia umana che li legavano per garantire vantaggi all’Italia.
Meno di due anni dopo, proprio le relazioni personali tra Meloni e Trump appaiono come una grossa incognita sulla credibilità internazionale del governo italiano. Non a caso la stessa Meloni, dopo una prima reazione accalorata e istintiva agli attacchi di Trump, ha chiesto ai suoi ministri di non esasperare lo scontro e di astenersi dal fare dichiarazioni che possano alimentare polemiche. Vuole insomma provare a ristabilire una certa concordia istituzionale, aggirando per quanto possibile il dissidio personale.
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Una vecchia battuta attribuita all’ex presidente della Repubblica e del Consiglio Francesco Cossiga, uno dei leader politici italiani più abili e potenti tra gli anni Sessanta e Novanta, diceva che in Italia uno particolarmente bravo può riuscire a fatica a governare senza il favore degli Stati Uniti; ma nessuno, diceva, può governare se è avversato dagli Stati Uniti.













