Offendere personalmente gli statisti europei, e anche il Papa, per disarticolare l'Europa, smembrare l'Occidente, affermare quell'America First che, nella pratica e nell'azione di Trump, è ormai diventata America Alone (solitaria, isolata). Gli insulti di Trump a Meloni (e non è la prima volta, il 14 aprile 2026 aveva sentenziato: «Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo». Come erano già lontani i tempi del wonderful Giorgia...) rientrano insomma in una strategia, poco lungimirante, di predominio statunitense su tutto e su tutti che è l'opposto del gioco di sponde su cui si è retto il mondo fino a poco fa e non si è retto male.
Trump contro tutti Fa parte di questo disegno la continua aggressività contro Leone XIV. «Sta mettendo a rischio i cattolici», accusa Trump. E Prevost replica: «Annuncio la pace, chi vuole mi critichi». Trump non si dà per vinto: «Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l'Iran avere un'arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l'America abbia attaccato il Venezuela. E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante ottenendo numeri record di criminalità ai minimi storici e creando il più grande mercato azionario della storia».Dare inoltre del "debole" al Papa - «Senza di me non starebbe in Vaticano» - significa non solo delegittimare la massima autorità mondiale ma anche il centro universale della diplomazia.Cui prodest? Ma per Trump evidentemente le convenienze politiche sono meno importanti dell'anarchia lessicale da scaricare anche contro gli amici (e il suo connazionale Prevost non è certo Bergoglio). La logica anti-europea guida le stroncature ai danni di Macron: «Emmanuel si sbaglia sempre». C'è un video dello scorso aprile postato sul canale YouTube della Casa Bianca e poi rimosso. Si vede The Donald che deride Macron per il presunto schiaffo della moglie: «Brigitte lo tratta malissimo» (con parodia in accento francese). Un'altra volta aveva sparato una raffica di tweet (dopo le commemorazioni della Grande Guerra a Parigi), attaccando Macron per il «grado di approvazione molto basso, del 26 per cento e la disoccupazione vicina al 10 per cento». E dunque, lo sfottò: «MAKE FRANCE GREAT AGAIN!». Sulla proposta francese di un esercito europeo: «Stavano per imparare il tedesco, a Parigi, prima che arrivassero gli americani». E chiunque vuole la difesa comune europea si rassegni: «Questa è un'idea offensiva».L'Unione Europea è la sua "avversaria". L'ha chiamata più volte «il mio nemico» sul piano commerciale. E la retorica trumpista è arrivata ad accusare i governi europei addirittura di soffocare le libertà politiche interne e di imporre «regolamenti asfissianti» (specialmente nel settore digitale) che danneggiano le aziende americane. E questa la cornice degli attacchi a Meloni e agli altri.E allora non si tratta solo di bizzarria caratteriale, ma del classico intreccio tra personale e politico e soprattutto di un discorso contundente, il discorso trumpiano, come espressione di una dottrina ideologica, economica e strategica: l'anti-europeismo ideologico e recriminatorio. A tutti i leader e alle cancellerie della Ue ha sempre detto o fatto capire che conoscono solo «l'ingratitudine». Ovvero: noi vi abbiamo dato la libertà e voi la usate contro di noi.Tutti gli affondi E sulla Nato: «Vi abbiamo difeso gratis, ora è il momento di pagare». E il braccio di ferro sulle spese dell'Alleanza Atlantica è uno dei punti più critici. «Gli europei ci danno fregature».E Starmer che non è in Europa ma è vicino all'Europa? «Lui non è Winston Churchill». E non ha mai digerito il presidente americano la riluttanza del premier britannico a sostenere la sua guerra contro l'Iran: «È un tipo debole e incerto». Per non dire dell'atteggiamento verso Volodymyr Zelensky. Nel febbraio 2025, in diretta nello Studio Ovale gli dice: «O fai un accordo o siamo fuori», «stai giocando con la terza guerra mondiale e non hai le carte». Nei giorni precedenti all'incontro lo aveva chiamato «dittatore» e «comico di modesto successo».Nell'anniversario dello sbarco in Normandia, nel giugno 2025, del cancelliere Merz ha parlato così: «Il D-day non è stato un giorno piacevole per il suo Paese». E pensare che Merz doveva essere uno dei suoi preferiti. Ma poi ha cominciato a impallinare anche lui. Quando Berlino ha messo in discussione la guerra con l'Iran - affermando che gli Stati Uniti venivano «umiliati dalla leadership iraniana» - Trump è sbottato: «Merz non sa quel che dice».Quanto allo spagnolo Sanchez, che forse è l'unico anti americano: «Lo riempirò di punizioni commerciali».Ce ne ha per tutti The Donald (a Mark Carney: «Ricordalo, Mark, il Canada è soltanto il cinquantunesimo Stato americano e tu sei solo un governatore») ma i leader europei sono quelli che più lo indispongono. Se non dicono America First, e naturalmente non lo dicono, li prende a parolacce.










