"Mi dispiace per voi perdenti e hater, ma il mio QI è uno dei più alti – lo sapete tutti! Per favore, non sentitevi stupidi e insicuri, non è colpa vostra". Parola di Donald Trump. Era il 2013, e fino a ora, in 13 anni, questa frase è stata ripetuta dal tycoon decine e decine di volte, magari in forme diverse, ma il concetto è sempre rimasto lo stesso. Una sorta di "Io so' io e voi non siete un c***", come diceva Alberto Sordi ne Il Marchese del Grillo (1981) che ha accompagnato il magnate statunitense per tutta la sua carriera, prima da imprenditore nel settore immobiliare (palazzi e casinò), poi da politico, fino allo Studio Ovale.Va da sè che questo suo modo di essere ha sconvolto non solo il modo di fare politica, ma l'intero sistema delle relazioni internazionali: "risoluzione" delle guerre con un occhio al portafogli (si ricordi il progetto 'Gaza Riviera'); attacchi verbali a destra e manca (anche al Papa); l'intromissione in qualsiasi conflitto esistente giusto per ottenere il Nobel per la Pace (non riconosciutogli, al contrario del suo amico Gianni Infantino che gli ha concesso un "contentino", il premio Fifa per la pace) e l'immancabile firma con pennarello nero, giusto per rimarcare la sua superiorità.