Raffaella Romagnolo ha spesso legato la propria letteratura al suo ruolo di formatrice quasi come fosse l’estensione di una professione vissuta con convinzione e passione, al punto da tracimare nei suoi libri che appaiono così sempre tesi a una costruzione narrativa che sia efficace, ma anche soprattutto segnata da un’idea morale, mai retorica, ma a tratti fortemente pratica e sempre votata a un cambiamento possibile, a un miglioramento auspicabile. Romagnolo ha dunque spesso raccontato di sé e del suo lavoro, ma non si è mai esposta al punto da divenire essa stessa la materia viva del racconto, ha invece ricercato una memoria che divenisse oggetto di condivisione e non d’identità. Ma ora ha compiuto un passo ulteriore arrivando a toccare il proprio sé più intimo con il suo ottavo romanzo, La segreta cura (Mondadori, pp. 168, euro 19.50), esito di un lungo viaggio che ha preso avvio nel 2007 con il suo esordio, con la pubblicazione de L’amante di città: mistero in Monferrato (Frilli editore).

La segreta cura è un romanzo nato da una presa di consapevolezza in cui sicuramente ha avuto un ruolo centrale la cura sperimentale a cui si è sottoposta l’autrice e che ha in qualche modo riattivato un pensiero su di sé al tempo stesso intimo, ma anche distaccato. Ma si tratta anche di un romanzo che ha maturato all’interno di un percorso e di un’idea di scrittura sempre profondamente meditata, lontana dalle mode e dalle pulsioni di un auto-fiction spesso gratuita e di una narrazione del male e del malessere tanto retorica quanto d’impatto. La segreta cura è sopratutto un libro sulla delicatezza, sulla fragilità del corpo e sull’urgenza sensibile all’ascolto dell’altro come mezzo per raggiungere se stessi: «Da sette mesi sapevo che, sotto la pelle, non ero affatto come gli altri. Non potevo più vivere come vivono i gatti, i cani, ignara, al meglio delle mie possibilità». La malattia prevede coscienza e conoscenza e un lungo percorso di avvicinamento doloroso che può facilmente aprire solchi non più ricucibili con il mondo e con chi decide di rimuovere il male e la sua diversità