Non scrivere di me, non scrivere di sé. Meglio: non scrivere affatto. Con il nuovo romanzo di Veronica Raimo, pubblicato con Einaudi (pp. 160, euro 18) si accede alla penombra densa di presenze della paralisi creativa.
La notizia della morte di Dennis May irrompe nel presente di S., protagonista e io narrante la cui identità mozza, definita solo da una esse puntata, viaggia sulle frequenze clandestine di latitanti, adulteri, vittime, spie.
S. invece fa la cameriera e, destatasi da un torpore che dura anni, decide di riavvolgere indietro il nastro del tempo. Inizia a snocciolare i fatti che la legano al regista underground e uomo irregolare incontrato e amato molti anni prima.
Dennis May. Il tempo trascorso dal loro ultimo incontro non ha attenuato la presa di quel nome, che spunta ossessivamente in ogni pagina. Dennis May è stato il vettore della sua dedizione e al contempo il tramite della violenza più oscura che le è stata inflitta. Il racconto dell’aggressione sessuale avviene in poche asfittiche pagine, al centro del libro.
LO STILE GIÀ ASCIUTTO di Raimo si scarnifica ancora di più, perdendo ogni finezza. Chiama una lettura rapida, senza ritorni. Ciò che accade in quelle pagine resta impresso nel resto del romanzo come un brutto sogno dai contorni opachi.








