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Non solo memoria, ma anche osservazione del sociale, dell’attualità, e fiducia nel potere delle storie, nella lunga produzione di Dacia Maraini, ieri in Piazza IX Aprile in dialogo con Cristina Dell’Acqua, latinista e grecista, e con il giornalista Stefano Salis. Un viaggio tra mito, parola e musica, dall’antichità fino ad oggi, che per la scrittrice, sempre determinata a stare nel cuore delle cose, e ad accogliere con fiducia i personaggi che bussano alla porta del suo mondo narrativo, significa fare memoria e recuperare la parte umana di noi tutti attraverso la scrittura.E ieri molto atteso anche l’incontro a Palazzo Duchi di Santo Stefano con Jonathan Coe, uno dei più grandi talenti narrativi inglesi: in dialogo con la giornalista Eva Giovannini, con uno sguardo sempre attento alla politica, dalla Thatcher alla Brexit (una cosa contraria al pragmatismo britannico) a Farage, lo scrittore con i suoi romanzi intreccia critica sociale e satira politica, con un affresco talora feroce e irriverente di una “commedia umana” che nel contesto storico e politico del Novecento e del nuovo millennio pone la lente d’ingrandimento sulla famiglia, osservata generazione dopo generazione. «Non c’è romanziere che non metta al centro delle sue storie il tema della famiglia, perché essa è centro di relazioni e di potere - ha detto Coe che ha affermato di prendere ispirazione anche dai social e dall’online- ma nei miei romanzi io, in realtà, faccio un ritratto di me stesso attraverso i tanti personaggi in cui storia dopo storia mi identifico».










