La retorica è sovranista ma il cemento, come il denaro, non conosce confini. Ieri la Camera ha approvato il testo di conversione del Piano casa, che ora passerà blindato al Senato per essere approvato definitivamente entro il 6 luglio, poiché il decreto è in scadenza. La discussione a Montecitorio è ripartita da dove era finita la notte precedente, ovvero dall’affondo remigrazionista del deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso. I vannacciani avevano presentato un loro ordine del giorno che impegnava il governo a dare priorità ai cittadini italiani nell’assegnazione di alloggi popolari.
Atto bocciato (e poi ripresentato identico da FdI) che aveva fatto scatenare Sasso: «Sui citofoni delle nostre case non abbiamo più Giuseppe e Maria, abbiamo Omar, Abdul, Mohamed». La protesta più vigorosa delle opposizioni era venuta dalla dem Ouidad Bakkali, che aveva deciso poi di lasciare temporaneamente l’aula: «È stata violata la dignità del parlamento, perché sono stati offesi cittadini e cittadine italiane, perché sono state offese tutte le persone di origine immigrata (cittadini e non), perché sono state offese le persone povere» ha spiegato sui suoi social. «Parole che ricordano le leggi razziali del 1938» ha attaccato ieri il dem Fornaro. «Le uniche cose che dovrebbero remigrare sono le parole fasciste, razziste e naziste che dovrebbero tornare nelle fogne» ha insistito Grimaldi di Avs.















