Gli emendamenti della destra al Piano casa dimostrano che il principale obiettivo del provvedimento di Meloni e Salvini non è risolvere l’emergenza abitativa, bensì favorire il cemento e la speculazione edilizia dei grandi costruttori privati internazionali e quelli italiani. La commissione Ambiente della Camera ha iniziato ieri il voto delle proposte di modifica al decreto legge, su cui il governo porrà la fiducia venerdì, e tra gli emendamenti segnalati ce ne sono due di Lega e Forza Italia per favorire i colossi del settore immobiliare, soprattutto italiani.
Già il dl uscito da Palazzo Chigi considera «grandi programmi di edilizia integrata», per i quali occorrerebbe la nomina di un commissario, quelli che prevedono un investimento diretto estero di almeno un miliardo di euro. Gli emendamenti di Lega e Fi vogliono andare oltre, proponendo che il miliardo di investimento possa essere «articolato su più interventi localizzati in comuni diversi, anche appartenenti a regioni differenti, purché accomunate dalla medesima titolarità del soggetto proponente o del gruppo di investimento» e con una soglia temporale massima di ben 10 anni. L’obiettivo è chiaro: favorire le imprese italiane, che verrebbero schiacciate dai fondi sovrani e stranieri, in cambio di qualche alloggio pubblico a prezzi calmierati.










