Il Piano casa di Salvini e Meloni arriva in aula al senato senza mandato al relatore e blindato dal voto di fiducia: passa con 106 sì e il voto contrario di tutte le opposizioni.
Il provvedimento era stato annunciato da tempo, si era al Meeting di Rimini dello scorso anno, e ora viene salutato da un video della presidente del consiglio. Nella realtà, a fronte di qualche risorsa per rimettere in funzione alloggi popolari affida al privato la costruzione di alloggi a canone calmierato, con la contropartita di agevolazioni di carattere urbanistico, fiscale e regolamentare. Le associazioni padronali Confindustria Assoimmobiliare accolgono il tutto con favore anche che considerano «irrisolto» il punto della leva fiscale: il presidente di Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni propone di consentire «la piena detraibilità» dell’Iva per chi fa locazioni residenziali e di ridurre l’aliquota sugli affitti dal 10% al 5%.
«È un intervento insufficiente, senza risorse nuove e senza una visione adeguata – afferma Beatrice Lorenzin del Partito democratico – Di fronte a 650 mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare, il governo prevede 100 mila alloggi in dieci anni, di cui 60 mila attraverso il recupero del patrimonio esistente.










