Ieri mattina il governo ha posto la fiducia sul decreto «Piano casa», che sarà ora votato a Montecitorio a partire da lunedì pomeriggio. Il provvedimento è in scadenza il 6 luglio, per cui poi passerà blindato al Senato.
Il testo è stato ulteriormente modificato nell’ultima seduta della commissione Ambiente. Con un emendamento è stata eliminata la «corsia preferenziale» per i fondi stranieri. Le agevolazioni e le semplificazioni burocratiche varranno per tutti i costruttori che presenteranno progetti dal valore di un miliardo di euro. L’intento della maggioranza era quello di non scontentare troppo i piccoli e medi costruttori italiani, che vedevano il rischio di essere superati dai grandi player esteri, a partire dai fondi immobiliari. Alcuni paletti, però, sono rimasti: il tetto di investimento è rimasto di un miliardo, e gli interventi dovranno essere «fisicamente continui e funzionalmente unitari». Niente progetti spezzettati tra le regioni per arrivare alla somma complessiva di un miliardo.
Inoltre è stata allargata la platea dei potenziali beneficiari degli alloggi a prezzi calmierati. Con un emendamento sono stati inclusi nella lista anche il «personale scolastico, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e delle forze armate». Gli alloggi a prezzo concordato dovrebbero rappresentare il 70% degli interventi, ma non è detto che da qui a dieci anni (l’orizzonte temporale che l’esecutivo ha stimato) le cose non cambino: Forza Italia ha già promesso che continuerà a cercare di allargare le maglie del provvedimento, per aumentare «in alcune zone» la quota destinata al mercato libero.










