Stop ai vantaggi esclusivi per i fondi esteri, accesso ampliato agli alloggi a canone calmierato e nuovi fondi per studenti e Comuni. Resta congelato il veicolo finanziario legato alle risorse Pnrr
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La partita del Piano Casa entra nella fase decisiva. Con il voto di fiducia alla Camera, il decreto destinato a rafforzare la risposta all’emergenza abitativa compie un passo sostanzialmente definitivo verso la conversione in legge. Il provvedimento, fortemente voluto dal Governo, punta a incrementare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, mobilitare nuovi investimenti e accelerare i progetti di rigenerazione urbana. Nel percorso parlamentare, tuttavia, il testo ha subito modifiche significative che ne hanno ridefinito alcuni equilibri, introducendo nuove tutele sociali e correggendo misure che avevano suscitato perplessità tra operatori e amministrazioni locali.Addio alla corsia preferenziale per i fondi stranieriUna delle novità più rilevanti riguarda il superamento della corsia privilegiata inizialmente prevista per i fondi internazionali. Nella versione definitiva del decreto, le procedure accelerate non saranno più riservate esclusivamente agli investitori esteri, eliminando un elemento che rischiava di creare una disparità di trattamento rispetto agli operatori nazionali. Rimane però il requisito dimensionale: soltanto gli interventi superiori a un miliardo di euro potranno accedere al percorso amministrativo semplificato. Una scelta che punta a garantire maggiore equilibrio competitivo, ma che continua a lasciare ai margini una parte consistente dei progetti di media dimensione.Affitti calmierati, platea allargata ai dipendenti pubbliciSul fronte sociale, il decreto amplia il numero dei beneficiari degli alloggi a canone calmierato. Oltre alle categorie già previste, potranno accedere agli immobili convenzionati anche insegnanti, personale sanitario e appartenenti alle forze dell’ordine. L’obiettivo è sostenere lavoratori essenziali che operano soprattutto nelle grandi città, dove il costo delle abitazioni rappresenta sempre più spesso un ostacolo alla permanenza sul territorio. Una misura che punta a rafforzare la coesione sociale e a garantire maggiore stabilità ai servizi pubblici.Più risorse ai Comuni e sostegno agli studenti fuori sedeUn ruolo centrale viene assegnato alle amministrazioni locali. I Comuni potranno infatti diventare destinatari diretti delle risorse previste per la riqualificazione degli immobili pubblici inutilizzati o inagibili, nell’ambito di un pacchetto di interventi che mobilita circa 7 miliardi di euro, inclusi i fondi destinati alla rigenerazione urbana. Parallelamente, il decreto rifinanzia con 8,5 milioni di euro per il 2026 il fondo dedicato agli studenti universitari fuori sede con Isee inferiore a 20 mila euro, rafforzando uno strumento introdotto per contrastare il crescente peso degli affitti nelle città universitarie.Negozi, alberghi e investimentiTra le modifiche approvate figura anche una maggiore apertura verso i progetti immobiliari misti. Gli interventi destinati all’edilizia convenzionata potranno includere una quota più ampia di funzioni non residenziali, come attività commerciali, strutture ricettive e servizi. La soglia minima del 70% di edilizia convenzionata sarà infatti calcolata esclusivamente sulla componente abitativa, escludendo dal conteggio le superfici destinate ad altri utilizzi. Una scelta che mira a rendere più attrattivi gli investimenti privati e a favorire operazioni urbane economicamente sostenibili.













