Il Piano casa del governo Meloni ha già un altro nome, probabilmente più coerente: è Patrimonio casa, la denominazione ufficiale del tesoretto che dal ministero delle Infrastrutture transiterà a Cassa depositi e prestiti per spendere 1,2 miliardi di risorse del Piano nazionale ripresa e resilienza (una volta ottenuto l’ok dell’Ue all’ennesimo spostamento di risorse). Inizialmente previste per l’efficienza ferroviaria, saranno riprogrammate, secondo la maggioranza, «per ampliare l’offerta d’alloggi sociali e di abitazioni a prezzi accessibili».

Eppure, sostengono i sindacati degli inquilini, «il Piano casa, così come configurato nel decreto legge 66/2026, non potrà consentire un rilancio delle politiche abitative coerente con il fabbisogno effettivo e più grave». La questione Cassa depositi e prestiti è emersa ieri grazie a uno degli emendamenti dei relatori al decreto all’esame della Commissione ambiente della Camera. Il provvedimento, che va convertito entro il 6 luglio, arriverà in Aula domani ed è attesa l’apposizione della fiducia. Forza Itaia, intanto, si è fatta interprete del mondo delle imprese italiane così Erica Mazzetti, relatrice forzista, invoca una maggiore flessibilità nel rapporto fra edilizia convenzionata pubblica ed edilizia privata libera «per espandere la possibilità di fare investimenti. In alcune aree il 70-30 non basta».