di
Ilaria Sacchettoni
A Rebibbia la requisitoria del pm Sergio Colaiocco al processo per il rapimento, la tortura e l'assassinio di Giulio Regeni: «Nella frase dei carnefici la sintesi di ciò che accadde, "gli abbiamo dato il colpo di grazia"»
Nell’aula bunker di Rebibbia è iniziata, con una premessa importante, la requisitoria del pm Sergio Colaiocco al processo per il rapimento, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello che fu trovato morto al Cairo nel 2016.
«"Gli abbiamo dato il colpo di grazia": qui, in questa frase, c’è arroganza del potere e la serenità di un carnefice che non dovrà rispondere - ha detto Colaiocco -. Ancora, "lo abbiamo annientato". Qui non si giudica solo l’omicidio ma la violenza preordinata di alcuni. La prima sconvolgente verità è che Regeni fu collocato in uno spazio senza difesa, controllo, limite. La seconda verità è che a compiere tutto questo non fu la malavita, ma furono uomini dell’apparato egiziano. Quando la forza istituzionale diventa forza di oppressione e si converte in strumento di tortura si colpisce la civiltà giuridica stessa. Per questo il processo è stato un processo contro il silenzio, contro chi confidava che il tempo cancellasse ogni traccia. Questi fatti dovevano essere accertati in Egitto offrendo una risposta di giustizia al mondo. Vi è invece stato un sistema opaco di ingiustizia».










