Quello che si appresta a conclusione “non è stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri. È stato - ha ribadito Colaiocco - un processo contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi“. Sul banco degli imputati (ma in contumacia), quattro appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani: il generale Tariq Sabir, gli ufficiali Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il colonnello Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Nessuno di loro ha mai partecipato al processo celebrato davanti alla Corte d'Assise di Roma, reso possibile soltanto dopo anni di ostacoli procedurali e di mancata collaborazione da parte delle autorità del Cairo, che non hanno mai fornito un contributo effettivo all'accertamento della verità.Il procuratore aggiunto di Roma rivendica il difficile lavoro portato avanti dalla magistratura italiana, che “si è assunta appieno le proprie responsabilità. Ha affermato che la tortura e l'omicidio non possono trovare riparo dietro i confini. Ha affermato che neppure la ragion di Stato può diventare ragione di impunità. Lo ha fatto con gli strumenti della legge. Lo ha fatto nel rispetto delle garanzie. Lo ha fatto entro il perimetro rigoroso del processo penale. Ma lo ha fatto con una determinazione che costituisce essa stessa una risposta istituzionale al tentativo di sottrarre questi fatti alla giustizia”.Quelli di Regeni era “un corpo spezzato dal dolore. Ed è su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. È per tutto questo - ha sottolineato Colaiocco - che il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli".
Processo Regeni, la requisitoria in Aula: "Su di lui esercizio freddo e metodico di violenza. L'Egitto ha protetto gli aguzzini" - Il video
Il procuratore aggiunto di Roma Colaiocco di fronte la Corte d'Assise: "È stato un processo contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva coll










