Gli imputati non sono presenti in aula dato che l’Egitto non ha mai collaborato con la giustizia italiana
Dopo oltre dieci anni di attesa oggi, 23 giugno, nell’aula bunker di Rebibbia si è svolta la requisitoria nel processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel gennaio del 2016. Gli imputati non sono presenti in aula dato che l’Egitto non ha mai collaborato con la giustizia italiana.
Le parole del Procuratore
Il Procuratore Colaiocco ha aperto la sua requisitoria con parole dure, affermando: “Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme. Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia”.
Nel corso del suo intervento, il procuratore ha ulteriormente evidenziato la gravità dei fatti, sottolineando: “Ciò che qui si giudica è la tortura protratta come strumento di dominio. E quell’uomo aveva un nome, un volto, una storia: Giulio Regeni, un cittadino italiano, un giovane ricercatore. Un uomo libero”. Il processo mira a fare luce sulle responsabilità dei quattro agenti egiziani in un procedimento che ha visto numerosi rinvii e complesse decisioni procedurali.











