È iniziata nell'aula bunker di Rebibbia la requisitoria del processo per l'omicidio di Giulio Regeni. Ad aprire l'intervento dell'accusa è stato il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco, che ha evidenziato come il procedimento riguardi non solo la morte del ricercatore friulano, ma un «metodo di violenza sistematica fatto di sequestro, privazione di ogni garanzia e torture». "Un uomo libero" «Giulio Regeni era un uomo libero» è stata l'affermazione con cui Colaiocco ha definito il ricecatore. Ricostruendo le ultime ore del giovane friulano, il magistrato ha affermato che «il 25 gennaio del 2016 entra, inconsapevole, in una zona d'ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza. Da quel momento Giulio non è più una persona. Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare, diventa un destinatario di violenza». «Il processo che oggi giunge a conclusione non è stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri. Esso è stato un processo contro il silenzio, contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi».