Roma, 23 giu. (askanews) – “Gli abbiamo dato il colpo di grazia”. Così ha iniziato il procuratore aggiunto della Capitale, Sergio Colaiocco, scandendo le parole in arabo, aprendo la requisitoria nel processo ai 007 egiziani che sequestrarono, torturarono ed uccisero Giulio Regeni, tra il 25 gennaio ed il 3 febbraio del 2016. “Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme. Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia”, ha detto il magistrato. “Ciò che qui si giudica è la tortura protratta come strumento di dominio. E quell’uomo aveva un nome, un volto, una storia: Giulio Regeni, un cittadino italiano, un giovane ricercatore. Un uomo libero”, ha spiegato.

Giulio Regeni “il 25 gennaio del 2016 entra, inconsapevole, in una zona d’ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza. Da quel momento Giulio non è più una persona. Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare, diventa un destinatario di violenza”. Così ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco, nel corso della requisitoria nel processo per la morte del ricercatore universitario, in cui sono sotto accusa 4 agenti dei servizi di sicurezza egiziani.