"Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l'esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme. Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia". Lo afferma il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco, aprendo la sua requisitoria nel processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni "Ciò che qui si giudica è la tortura protratta come strumento di dominio. E quell'uomo aveva un nome, un volto, una storia: Giulio Regeni, un cittadino italiano, un giovane ricercatore. Un uomo libero", ha aggiunto.
"Oggi la Procura di Roma ricostruirà fatti e responsabilità, domani toccherà a noi parti civili. Sono 10 anni e mezzo che aspettiamo questo momento. Siamo emozionatissimi e carichi di responsabilità e aspettative anche di tantissimi italiani: più che fiducia è ormai una fede". Lo afferma l'avvocato Alessandra Bellerini, legale dei genitori di Giulio Regeni arrivando all'aula bunker di Rebibbia dove oggi è in programma la requisitoria della Procura nel processo a carico di quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato ed ucciso il ricercatore italiano nel gennaio del 2016 al Cairo.











