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Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, e il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, hanno richiesto di condannare "all'ergastolo Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e a 17 anni di reclusione gli altri tre imputati" nel processo per il sequestro, le torture e l'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto nove giorni dopo. Sul banco degli imputati, anche se assenti, gli altri appartenenti ai servizi segreti egiziani: Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e Usama Morsi.
L'udienza, avvenuta oggi 23 giugno nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della vicenda a dieci anni dai fatti. Nel corso della requisitoria, la Procura ha ricostruito le ultime ore di vita di Regeni e le violenze che, secondo l'accusa, avrebbe subito durante una settimana di prigionia. "Giulio è morto dopo atroci sofferenze. Ha sopportato tutto lucidamente, senza essere sedato, narcotizzato e senza alcun sollievo" ha affermato Colaiocco davanti ai giudici. Parole accompagnate dalla proiezione delle immagini dell'autopsia, che hanno restituito, secondo il magistrato, un quadro "devastante". L'accusa sostiene che il ricercatore sia stato sequestrato, interrogato e torturato ripetutamente fino alla morte.










