Alcuni sono politici di lungo corso, temprati da mille battaglie, ormai non più presidenti, come il brasiliano Jair Bolsonaro; altri invece hanno costruito la loro grande popolarità quasi in modo inatteso, come Nayib Bukele in El Salvador. Tutti però condividono alcuni tratti: un discorso nazionalista, un populismo senza complessi e, soprattutto, un modello di riferimento molto chiaro: Donald Trump.
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Gli ultimi esempi di questa ascesa della destra in America Latina si trovano in Colombia e in Perù, dove Abelardo de la Espriella e Keiko Fujimori sembrano destinati a porre fine a due dei pochi governi di sinistra ancora rimasti in una regione che, per anni, si è distinta per le sue tendenze più socialiste.
In Colombia, questo avvocato e imprenditore di 47 anni, senza alcuna precedente carriera politica, ha vinto le elezioni imponendosi sul senatore di sinistra Iván Cepeda con uno scarto di appena 200.000 voti. Il prossimo 6 agosto De la Espriella si insedierà alla Casa de Nariño al posto di Gustavo Petro, figura di riferimento per la sinistra colombiana e uno dei critici più feroci di Trump.
De la Espriella, al contrario, mantiene un rapporto eccellente con l’ex presidente statunitense, che lo ha sostenuto per tutta la campagna elettorale e si è affrettato a chiamarlo la sera stessa di domenica, poco dopo l’annuncio della sua vittoria alle urne. Sui social, il leader statunitense ha celebrato il risultato con un breve messaggio accanto a un articolo sulla vittoria «del candidato appoggiato da Trump»: «Ha vinto, alla grande!».











