Ha proposto di costruire dieci mega-prigioni, come Bukele in Salvador. Difende il porto d’armi per i cittadini, come Bolsonaro in Brasile. Ha promesso di ridurre le dimensioni dello stato del 40 per cento, come Milei in Argentina. Così Abelardo de la Espriella è riuscito a diventare il nuovo presidente di Colombia. Avvocato di 47 anni, difensore di paramilitari di estrema destra, ma anche del faccendiere di Maduro Alex Saab: “El Tigre” ha guidato una coalizione di outsider “Defensores de la Patria” che ha marginalizzato la candidata del centrodestra tradizionale, ma si è portato come vice un economista solido come l’ex-ministro delle Finanze José Manuel Restrepo. A spoglio non ancora concluso, Abelardo si è affermato con il 49,66 per cento dei voti contro il 48,70 di Iván Cepeda Castro, il candidato di estrema sinistra erede del presidente uscente Gustavo Petro. Un divario inferiore a quello attribuito dai sondaggi. Tra il primo e il secondo turno l’affluenza è aumentata dal 57,88 al 63,60 per cento, ma la mobilitazione di Cepeda non è stata sufficiente a battere un candidato di estrema destra trumpiana.La tendenza, peraltro, è ormai regionale. Dopo il modo in cui si è impantanato in Iran, i contrasti con Netanyahu e lo scontro con Giorgia Meloni, il modello Trump perde immagine nel resto del mondo, ma in America Latina continua ad attrarre, malgrado la sua politica dura sull’immigrazione contro i latinos negli Usa. La vittoria di de la Espriella in Colombia arriva mentre in Perù, dopo un interminabile scrutinio, sembra che nel ballottaggio del 7 giugno sia prevalsa Keiko Fujimori. La figlia dell’ex dittatore era stata in testa all’inizio, poi sorpassata dal candidato di sinistra Roberto Sánchez con l’arrivo dei voti dalle regioni andine, infine è tornata in testa con i voti dall’estero. 50,11 contro 49,89 per cento, appena 40 mila voti di differenza, ma bastano, anche se ovviamente Sánchez ha chiesto un riconteggio e la proclamazione formale del vincitore sarà a mtà luglio. In Colombia il conteggio è stato molto più rapido, ma ovviamente anche lì viene chiesta una verifica mentre il presidente Petro mette in dubbio la regolarità del voto.Abelardo de la Espriella e Keiko Fujimori, comunque, si aggiungono a una lista che ha già visto insediarsi Nayib Bukele in El Salvador, Santiago Peña in Paraguay, Daniel Noboa in Ecuador, Javier Milei in Argentina, José Raúl Mulino a Panama, Nasry Asfura in Honduras, José Antonio Kast in Cile e Laura Fernández Delgado in Costa Rica. Il guatemalteco Bernardo Arévalo e il boliviano Rodrigo Paz Pereira hanno invece un profilo centrista, e tra l’altro sono entrambi figli di presidenti riformisti, mentre il dominicano Luis Abinader sarebbe socialdemocratico, ma anche loro sono sostanzialmente estranei al profilo della “Marea Rosa” di sinistra che aveva coperto la regione all’inizio del Millennio. A parte gli scenari dittatoriali della Cuba castristat e del Nicaragua sandinista, ed esclusa la confusa transizione in corso in Venezuela dopo il raid che ha portato alla cattura di Maduro, gli unici governi di sinistra rimasti nella regione sono quelli di Lula in Brasile, di Claudia Sheinbaum in Messico e di Yamandú Orsi in Uruguay. Ma a ottobre si vota anche in Brasile, e Trump sta facendo tutto il possibile per spingere Flávio Bolsonaro, il figlio dell’ex-presidente.Anche Perù e Colombia, dunque, si apprestano a entrare nell’alleanza “Scudo delle Americhe” che Trump ha creato con il triplice scopo di combattere in America latina criminalità, immigrazione clandestina e l’influenza di Russia e Cina. Il terzo obiettivo è se vogliamo curioso, se si pensa al modo in cui Putin e Xi sono tra i pochi leader stranieri che Trump non maltratta. Ma gli altri due obiettivi sono ampiamente condivisi dalle opinioni pubbliche latino-americane, e spiegano questi risultati. Nel suo primo discorso dopo la vittoria, in effetti, de la Espriella ha detto che governerà per tutti, ma a “coloro che hanno seminato violenza, terrore, narcotraffico e corruzione in tutti questi anni” ha intimato: “Il vostro tempo è scaduto”.
Dopo il Perù la Colombia: la destra trumpiana avanza in Sud America
Sicurezza, lotta al narcotraffico e controllo dell’immigrazione: il modello Trump perde immagine nel resto del mondo, ma in America Latina continua ad attrarre. E con la vittoria dell’avvocato conservatore Abelardo de la Espriella e il probabile successo di Keiko Fujimori si allarga l'alleanza trumpiana “Scudo delle Americhe”












