Con il 43,74 per cento ottenuto da Abelardo de la Espriella al primo turno presidenziale, da cui una ormai quasi certa vittoria al ballottaggio del 21 giugno, anche la Colombia sembra accodarsi alla generale spinta di una destra di tipo trumpiano che sta conquistando tutta l’America latina. E subito, infatti, sono arrivate le congratulazioni del presidente argentino Javier Milei, del leader del partito spagnolo Vox Santiago Abascal e di vari senatori repubblicani statunitensi.Il presidente colombiano uscente Gustavo Petro (assieme al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e alla presidente messicana Claudia Sheinbaum) era stato uno dei tre capi di stato della regione che, in quanto di sinistra, non erano stati invitati da Trump al vertice di Miami che il 7 marzo scorso ha lanciato ufficialmente lo Shield of the Americas. In effetti, non tutti i 12 invitati potevano essere considerati di destra. Ma anche centristi come il presidente boliviano Rodrigo Paz Pereira o la prima ministra di Trinidad e Tobago Kamla Persad-Bissessar, un socialdemocratico come il presidente dominicano Luis Abinader e perfino il presidente della Guyana Irfaan Ali, col suo partito dal passato comunista, sono stati in qualche modo trascinati nella spirale di contrapposizione alla sinistra che lo Scudo delle Americhe configura. Paz Pereira, in particolare, è arrivato al potere dopo un ventennio di governi del Movimento al socialismo di Evo Morales, che ora ha scatenato contro di lui i suoi cocaleros in una sommossa di blocchi stradali; mentre la Guyana ha dovuto fronteggiare le rivendicazioni territoriali di Nicolás Maduro. Né l’ondata sembra essersi conclusa. Al ballottaggio di domenica prossima Keiko Fujimori è la favorita per diventare la prossima presidente del Perù, e anche Lula, in vista del voto del 4 ottobre, si era ritrovato nei sondaggi in pareggio tecnico con il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, anche se il coinvolgimento di questi in uno scandalo ne ha poi ridimensionato le chance.Soprannominato “El Tigre”, Abelardo de la Espriella è arrivato primo a sorpresa in un voto caratterizzato da un record di affluenza, contro il 40,90 per cento del candidato di sinistra Iván Cepeda, appoggiato dal presidente uscente Petro, e il 6,92 per cento della candidata ufficiale della destra Paloma Valencia, che comunque ora lo sostiene. Esattamente come nel caso del presidente salvadoregno Nayib Bukele, dell’argentino Milei e del cileno José Antonio Kast, la sua non è solo la vittoria di una destra generica, ma di una nuova destra che ha drasticamente ridimensionato quella tradizionale, con una spinta che in termini italiani definiremmo “antipartitocratica”.Già sottosegretario con delega all’America latina nel governo Prodi II e segretario dell’Istituto Italo latino americano, Donato Di Santo è un profondo conoscitore dell’America latina a cui ha appena dedicato, per Castelvecchi, il volume “L’internazionale reazionaria. Dall’America latina all’Europa le reti della nuova destra”. Nella sua analisi, questa “ondata” è dovuta innanzitutto a una strategia quasi gramsciana di penetrazione ideologica, che ha potuto avvalersi del boom dei social media, ma in parte anche ai problemi di una sinistra locale che ha conosciuto a sua volta i gravi fenomeni di involuzione autoritaria del Venezuela e del Nicaragua. Entrambi i fattori pesano nel boom di de la Espriella: in particolare, nell’elettorato colombiano fa impressione il disastro del Venezuela, che ha riempito il paese di profughi in fuga.Il problema delle ondate migratorie, che ormai spaventano anche gli elettorati latinoamericani, è peraltro uno dei tre punti chiave affrontati dallo Shield of the Americas: assieme alla penetrazione nella regione delle influenze di Cina, Russia e Iran, e al boom di una criminalità spesso legata al narcotraffico. Il voto in Colombia è arrivato proprio dopo l’omicidio del politico Miguel Uribe Turbay, le minacce ad altri candidati e un’escalation di violenza, con ben 48 morti in scontri tra gruppi di narcoguarriglieri rivali la settimana prima del voto. Durante la campagna de la Espriella ha proposto un piano in dieci punti per trasformare la Colombia nella “patria miracolosa”, concentrandosi su sicurezza, sanità, istruzione, sviluppo rurale e lotta alla corruzione, e guarda con interesse anche alle megacarceri del presidente Bukele. Ha però anche colto l’occasione per dare del golpista a Petro, che su X ha scritto di non accettare per ora il risultato delle elezioni, prendendo di mira il software del conteggio – una reazione quasi trumpiana che ha suscitato la risposta del dipartimento di stato americano: “Gli Stati Uniti sostengono il diritto del popolo colombiano di scegliere liberamente”.