Abelardo de la Espriella, il candidato trumpista, ha vinto per un pugno di voti il ballottaggio delle presidenziali in Colombia, secondo i dati preliminari, non ufficiali. «Abbiamo battuto il voto forzato, l’acquisto di voti, i partiti tradizionali, la corruzione, i soliti noti e la guerriglia. Ha vinto la Colombia», ha scritto a caldo «El Tigre» sui social.
Tuttavia il suo avversario, il leader della coalizione progressista, Ivan Cepeda non ha accettato il risultato. Spalleggiato dal presidente uscente, Gustavo Petro, ha chiesto il riconteggio dei voti. Quindi, evocando possibili brogli, invita ad attendere il risultato dello scrutinio ufficiale prima di proclamare il prossimo presidente. «Riconosciamo il risultato del preconteggio ma non è nè ufficiale, né vincolante: i nostri osservatori e avvocati», ha commentato, «stanno procedendo ad impugnare 33 mila seggi in tutto il Paese. Una volta che sarà stato reso noto il risultato finale e saranno state effettuate le relative verifiche, riconosceremo il risultato che scaturirà da tale processo».
Insomma, in questo clima così infuocato, toccherà quindi ai giudici dire la parola fine a questa lunga e durissima battaglia elettorale e politica. Al centro della disputa che sta ulteriormente spaccando un Paese già profondamente polarizzato è il conteggio preliminare dei voti chiamato «Preconteo»: questo sistema consiste nella raccolta e nell’elaborazione dei dati forniti telefonicamente dai seggi a cura della Registraduria, l’organo pubblico che gestisce le elezioni.












