MONTE ARGENTARIO"Leggiamo con stupore l’ennesimo cambio di rotta sulle ex scuole elementari di Porto Ercole". Il gruppo di opposizione Svolta per l’Argentario interviene dopo l’annuncio della revoca del bando per la vendita dell’edificio. Sarà indetto nuovamente tra qualche mese con l’obbligo, per chi l’acquisterà, di realizzare un hotel sul lungomare di Porto Ercole. "Dopo 25 anni di immobilismo – dice il capogruppo Marco Nieto – oggi si tenta di scaricare la responsabilità sul tempo e sui progetti rimasti sulla carta. Le ex scuole sono un bene della comunità e devono restare pubbliche. È ormai opinione comune che vendere un immobile strategico e identitario significa privare Porto Ercole di uno degli ultimi spazi che potrebbero essere destinati a servizi, cultura, associazionismo, giovani e attività realmente utili ai cittadini; questo dietro-front è l’ennesima manovra per accattivarsi il sostegno dei contrari, o perlomeno degli indecisi. Si continua a sostenere che l’unica soluzione sia un albergo, come se non esistessero alternative. Perché in 25 anni non è mai stata pensata e organizzata una vera progettualità pubblica? Perché oggi l’unica risposta deve essere la vendita definitiva? E ancora, chi può garantire che la struttura ricettiva a esclusivo indirizzo alberghiero non possa essere variata in struttura ricettiva di edilizia privata, con mini appartamenti funzionali ai posti barca del contiguo porticciolo turistico? E poi c’è il famoso vincolo di 50 anni. Lo si presenta come una garanzia assoluta, ma chi conosce la materia sa bene che qualsiasi vincolo può essere contestato, modificato o impugnato nel tempo da chi acquisterà l’immobile. Pensare che una clausola amministrativa possa garantire per mezzo secolo il destino di una proprietà privata è fazioso per chi lo propone e quantomeno ingenuo, per chi ci crede. Ancora più discutibile è la contrapposizione tra alberghi e seconde case. Porto Ercole vive grazie a chi la frequenta, la ama e investe sul territorio, indipendentemente dalla tipologia di soggiorno. Dividere i cittadini e i proprietari in categorie buone e cattive non aiuta a costruire il futuro del paese. Dopo 25 anni servono certamente decisioni concrete, ma concrete non significa irreversibili. Vendere un bene pubblico è una scelta definitiva".