di
Marco Galluzzo
La visita a Gemona. E Trump torna ad attaccare l’Italia con un post
Fra poco più di 15 giorni Giorgia Meloni e Donald Trump saranno di nuovo seduti allo stesso tavolo. Ad Ankara, in Turchia, al vertice annuale della Nato, l’Italia arriverà con un risultato inferiore a quello di molti altri Paesi: è salita al 2,8% delle spese militari programmate, ma con una quota di almeno 0,7% di spese per la sicurezza in senso lato, investimenti che possono riguardare in pratica tutto o quasi, ma non strettamente armamenti. Lo ha detto la stessa premier in Parlamento prima di partecipare al Consiglio europeo della settimana scorsa, sottolineando a chiare lettere che non si tratta di spese militari tradizionali.
La novità, che emerge nel governo, è che dall’ultimo vertice, che si è tenuto all’Aja, in Olanda, un anno fa, l’Italia avrebbe anche potuto presentare risultati migliori e certificare un 1,5% di spese per sicurezza già fatte, quindi arrivando al 3,5% del piano di crescita dei contributi europei al funzionamento della Nato: «Ma abbiamo deciso di non farlo dopo una riflessione ben precisa — dicono fonti di governo — intanto gli accordi dell’Aja prevedono di salire al 5% in dieci anni, quindi c’è tutto il tempo, in secondo luogo è stato scelto un profilo aderente alle reali esigenze e agli investimenti fatti in sicurezza, senza alcuna volontà di ingraziarci Washington e al tempo stesso di spaventare coloro fra gli italiani che pensano che le spese dell’Alleanza debbano venire dopo quelle sociali».










