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"Ad Ankara l'Italia siede al tavolo con una sola bussola che è la difesa del suo interesse nazionale". Al termine del vertice della Nato, Giorgia Meloni mette in chiaro la posizione del governo italiano e la sua personale. Una linea che la premier ribadisce sia sul dossier riguardante le spese militari sia per quello che riguarda i rapporti col presidente americano Donald Trump, tornato ad attaccare dal summit in Turchia gli alleati europei, Roma compresa.
L'inquilina di palazzo Chigi ricorda quindi che l'Italia si è presentata al vertice con una percentuale del 2,8 del proprio Pil investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all'anno precedente. "Vogliamo rispettare gli impegni, lo faremo e lo stiamo già facendo - è la premessa - però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità".
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Meloni peraltro ricorda che il contributo all'Alleanza "va oltre il nostro lavoro contabile. L'Italia è fornitore di sicurezza e un alleato credibile, e lo dimostrano i quasi 3mila militari italiani impegnati nei principali teatri. Non c'è una nazione in assoluto che mette a disposizione più uomini rispetto ai nostri". Tornando alle spese militari, però, la premier chiarisce che "se investiamo nella nostra difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori. Quindi più sicurezza ma non assegni all'estero".











