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Marco Galluzzo, inviato ad Ankara
La premier e il bilancio del vertice: rispetteremo gli impegni sulla Difesa, in modo sostenibile
ANKARA (Turchia) - Alla fine chi attendeva una nuova puntata dello scontro è rimasto deluso. La cena, lo ha detto lei stessa, è stata cordiale. La sessione di lavori del mattino è scivolata via senza incroci o confronti pericolosi. Meloni ha fatto il suo lavoro di premier, Trump ha fatto Trump, ha persino accorciato le distanze, si è detto sommerso dall’amore degli alleati e sull’Italia, anche se di mattina era cattiva, nel pomeriggio ha subito una metamorfosi, «è stata buona, ha solo avuto un brutto momento».
Ovviamente le domande, alla premier, al suo staff, vengono fatte: tutti vogliono sapere se a cena c’è stata una battuta, se al gelo si è mischiato qualcos’altro, se non c’era affatto gelo. Ma la premier è parca che più non si può, resta nei confini di un riserbo assoluto, anche con i suoi. Filtra solo che non ha applaudito Trump alla fine dell’intervento del presidente americano, ma lui non se n’è accorto, ha sentito «l’amore» di tanti altri che si sono spellati le mani per rabbonirlo.











