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Dal maxiprocesso di Palermo all’attualità, a Trame si ripercorrono quelle vicende storiche che hanno segnato così a lungo il nostro Paese tanto da trasformarlo, se vogliamo, anche radicalmente nella sua “coscienza” più civile. Se ne è parlato, come sempre, a partire dalle pagine di libri che a Trame trovano la loro vetrina naturale. Ma non solo. C’è stato anche spazio per nuove proposte che provano a concretizzarsi nei territori più complessi, come nel caso del «Manifesto con San Luca», un progetto corale per superare gli stereotipi e raccontare il territorio dall’interno, con tanto di appello alla partecipazione collettiva per chiunque voglia contribuire con idee e proposte.

Intanto, è tornato a Trame Pietro Grasso, ex magistrato e procuratore, che proprio al festival lametino torna spesso a raccontare le sfaccettature, gli intrighi, ma anche le emozioni durissime vissute quando era giudice al maxiprocesso, accanto a Falcone e Borsellino. «U Maxi», si chiama proprio così il suo ultimo libro (Feltrinelli), dal quale son partite le mosse di un talk seguitissimo in piazzetta San Domenico in cui Grasso ha dialogato con John Dickie. «Rivedendo le immagini del maxiprocesso – ha raccontato – ho visto che c’erano tante storie di umanità, tante storie utili certamente per conoscere meglio la storia del nostro paese in quel momento ma che erano state coperte dall’oblio, dopo tanti anni nell’immaginario collettivo sono rimaste impresse solo alcune cose. Parliamo di un processo estremamente complicato, 475 imputati da giudicare, 438 capi d’imputazione, c’era quasi l’intero codice penale, 10 anni di indagine su delitti di mafia, 120 omicidi».