“Le mafie continuano a sparare perché non rinunciano mai all’arma della violenza che fonda la reputazione di un’organizzazione criminale e le consente di perseguire obiettivi fondamentali quali ricchezza e potere”, ha detto Giovanni Melillo, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, intervenendo al Festival dei libri sulle mafie “Trame”, in corso a Lamezia Terme fino a domani.
Non solo accumulo di denaro
Le mafie “non si accontentano di accumulare denaro”, ma “intendono accumulare potere” e continuano a cercare “un rapporto con gli apparati politici e amministrativi”, soprattutto con quelli che governano “gli snodi della spesa pubblica”. Il Procuratore ha richiamato i due pilastri del sistema antimafia italiano: da un lato “il delitto di associazione mafiosa”, che “non è una semplice associazione per delinquere” ma un’organizzazione che, attraverso il metodo dell’intimidazione, “mira ad acquisire il controllo dell’economia”; dall’altro “la possibilità di sequestrare e confiscare le ricchezze mafiose”. Secondo Melillo, “oggi le mafie sono sempre le stesse e contemporaneamente sono completamente diverse”, attraversate da “processi di trasformazione tecnologica dell’agire mafioso” e da una forte “mimetizzazione economica”. “Se c’è un modo di descrivere le mafie”, ha detto, è quello di considerarle “autentiche costellazioni di imprese”.












