Pubblicato il: 16/06/2026 – 19:56
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME «Per tanti anni ci hanno detto che in questa regione nulla si poteva fare perché c’era la ’ndrangheta. Ma non è così». È uno dei passaggi centrali dell’intervento del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, all’inaugurazione della 15esima edizione di Trame, il festival dei libri sulle mafie che si è aperto questa sera nel cortile di Palazzo Nicotera a Lamezia Terme, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine, del nuovo procuratore di Lamezia, Elio Romano, del sindaco Mario Murone e del presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto. Un’edizione dal forte valore simbolico, per il traguardo raggiunto dalla manifestazione e per la partecipazione di autori, magistrati, giornalisti, studiosi, artisti, volontari e cittadini attorno ai temi della legalità, della memoria, dell’antimafia e della cultura civile. A presentare il programma è stato Nuccio Iovene, presidente della Fondazione Trame, che ha sottolineato i numeri e il valore di una manifestazione ormai consolidata nel panorama regionale e nazionale.
«La ’ndrangheta non deve diventare nemmeno l’alibi degli incapaci»
Occhiuto ha aperto il suo intervento richiamando proprio il significato della partecipazione dei giovani e dei volontari che, anche quest’anno, hanno contribuito alla costruzione del festival. «La presenza di tante ragazze, tanti ragazzi, tanti volontari che hanno allestito queste mostre, che hanno organizzato questa iniziativa – ha detto il governatore – è la Calabria migliore». Una Calabria che, ha aggiunto Occhiuto, non rimuove il tema della criminalità organizzata, ma non accetta nemmeno di esserne schiacciata o definita soltanto attraverso quella lente. «È la Calabria che non nasconde la ’ndrangheta – ha affermato – ma è anche la Calabria che non si nasconde rispetto alla ’ndrangheta. Cioè non nasconde nemmeno le grandi qualità di tanti giovani calabresi che rappresentano davvero una speranza di futuro». Da qui il passaggio più politico del suo intervento, legato alla narrazione della regione e al rischio che la presenza della criminalità organizzata diventi una giustificazione per l’immobilismo. «Per tanti anni ci hanno detto che in questa regione nulla si poteva fare perché c’era la ’ndrangheta. Ma non è così». Il presidente della Regione ha ribadito la necessità di combattere la criminalità organizzata «in ogni modo», riconoscendo il lavoro svolto quotidianamente dalle forze dell’ordine e dagli uffici giudiziari. «Ci sono forze di polizia e uffici di procura che lo fanno benissimo – ha detto – e la ’ndrangheta va combattuta anche nell’azione quotidiana di chi amministra». Ma, ha concluso Occhiuto, la criminalità organizzata non può essere trasformata in un alibi. «La ’ndrangheta non deve diventare nemmeno l’alibi degli incapaci per dire che in Calabria nulla si può fare».












