Taglio del nastro per i quindici anni di Trame, il festival dei libri sulle mafie a Lamezia Terme, per un’edizione come sempre ricca di ospiti, di incontri e, soprattutto, particolarmente attenta ad alcuni anniversari importanti. Entusiasta, il presidente della Fondazione Trame, Nuccio Iovene, ha esordito durante i saluti istituzionali ricordando il legame ormai inscindibile tra il festival e la città della Piana e come, da un po’ di edizioni a questa parte, gli appuntamenti sulla legalità, l’impegno sociale e l’afflato culturale animano sempre più location sul territorio nonché con svariati appuntamenti durante l’anno, in primis quelli educativi nelle scuole.«Un festival che va dai cittadini per farsi riconoscere – ha commentato Iovene – : quest’anno ricorderemo i cento anni dalla nascita di Giannino Losardo, ucciso dalla mafia, gli 80 anni della Repubblica, i 50 della relazione di minoranza della Commissione Antimafia firmata da Pio La Torre e della nascita del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, i 30 sull'uso sociale dei beni confiscati».Ma il via al festival si è tenuto soprattutto sotto ottimi auspici legati proprio al territorio: ieri si è infatti insediato a Lamezia il nuovo procuratore della Repubblica, Elio Romano, mentre nelle ore precedenti è giunta la notizia della riapertura delle indagini, da parte della Dda di Catanzaro, sul tragico omicidio dei netturbini Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, vittime innocenti della mafia ben 35 anni fa. Un caso ancora irrisolto, una ferita da sempre non rimarginata per la comunità lametina.«Eventi come Trame sono importanti perché non bisogna solo fare memoria dell’antimafia ma lottare quotidianamente per l’affermazione dei diritti», così il sindaco Mario Murone che ha ricordato anche la recente tragedia di Amendolara invitando alla riflessione a partire dal sottotitolo del festival, «Terra e libertà».Lunghi ringraziamenti del presidente Roberto Occhiuto, in particolare per i molti giovani che formano la famiglia di Trame, «è questa la Calabria che dovrebbe rendere orgogliosi i calabresi, la Calabria che non nasconde le mafie, che non nasconde la ’ndrangheta, una Calabria che non si nasconde, che dimostra che c’è molta speranza, ci sono molti anticorpi». Più in particolare, un certo modo di approcciarsi alla criminalità per Occhiuto «ha rappresentato spesso un alibi per molti incapaci, un alibi per cui nulla si può fare in Calabria perché c’è la ‘ndrangheta. Se non cambiamo questa narrazione, se non diciamo che gli anticorpi sono prevalenti diamo ancora alle mafie una leva per proliferare». Auspicando, così, che il lavoro di Trame possa continuare anche al di là dei giorni del festival, Occhiuto si è soffermato diffusamente sul tema cultura, sulla «Cabina delle visioni» che da mesi opera in sinergia col presidente tramite un team di giovani attivisti del mondo culturale regionale, e ancora nuovi spunti sulla creazione di app e spock della cultura, sui beni confiscati alla mafia da recuperare, sì, ma con progettualità ben ponderate, e poi le «libreria solidali».Spazio, a seguire, all’inaugurazione delle tante mostre ospitate dal festival – tra gli altri, i lavori di Oliviero Toscani a Corleone, la satira di Mauro Biani – a partire dall’ormai consolidata collaborazione col Museo archeologico lametino che espone una piccola sfera bronzea ritrovata negli scavi archeologici di Terina nel 2016, una vera e propria “tessera elettorale” dell’antica polis magnogreca. Il percorso ha il titolo esplicativo «Vedere la democrazia. L’eredità dell'antico tra testimonianze classiche e creazioni contemporanee» e si dipana negli spazi aperti del chiostro di San Domenico con l'installazione site-specific «Alfabeto Civico», dell’artista Massimo Sirelli.All’imbrunire, focus sull’accoglienza, con la presentazione del progetto “famiglie accoglienti” e a partire dal libro «25 storie di accoglienza, solidarietà, autonomia» (ed. Altraeconomia, 2025) e un videosaluto del cardinale Matteo Maria Zuppi che ne ha curato la prefazione. «Non c’è futuro senza accoglienza – il motto di Zuppi – la famiglia è tale perché si apre, l’accoglienza vuol dire dare fiducia, dare futuro, le storie di questo libro sono un giubileo, incoraggiano a ritrovare la speranza che si è perduta e a liberarci dalla sottile anestesia della rassegnazione». A parlarne, al pubblico di Trame, Antonella Agnoli, Maria Chiara Caruso e il maliano Bakary Dembelè, testimone del Sai per minori, Luna Rossa. «Trame ha l’occhio lungo – spiega la giornalista Caruso a proposito del tema accoglienza legato al festival – ha aperto negli anni la storia delle mafie anche ad altri contesti. Perché costruire i presupposti per una cattiva accoglienza, anche questa è mafia».Nel corso della prima ricca giornata di Trame si è parlato anche di linguistica e di “linguaggio delle mafie”, con una interessante lectio di Michele Cortelazzo dell’Accademia della Crusca, mentre per la sezione «Trame in scena» la compagnia Walden ha solcato le tavole del palchetto in piazza San Domenico con lo spettacolo «Fate i tuoni», con Antonio Fama e Marco Zordan. A sera, la presentazione, con Stefania Auci, di «L’alba dei leoni», nuovo capitolo della fortunata “saga dei Florio” (ed. Nord) e, a ribadire il legame del festival con l’impegno sociale dell’accoglienza, l’atteso momento dedicato alla Giornata mondiale del riugiato 2026, col fotoreporter Francesco Malavolta e in collaborazione con numerose realtà del territorio.