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Entrato nel vivo con la terza giornata, il festival Trame continua ad arricchire il centro di Lamezia Terme con un incontro dopo l’altro, per addentrarsi, più nello specifico, nelle dinamiche di legalità e democrazia all’interno di territori ed enti locali. Ma non solo. Come da sempre il festival dei libri sulle mafie ci ha abituati, arrivano anche quei momenti, alcuni libri, determinate esperienze che oltre a dare input di riflessione su alcuni precisi aspetti dell’universo criminale, danno anche un forte scossone in termini di sdegno, se non di repulsione vera e propria.Insomma, se davvero ci fosse bisogno di ricordarlo, alcune storie sono un grande pugno nello stomaco. È il caso del libro di Celeste Costantino, ex deputata, attivista impegnata in particolar modo nella sensibilizzazione sulle violenze di genere, che proprio nel suo libro “Predatori. Sesso e violenza nelle mafie” (ed. Fandango, 2025) ha raccolto tredici storie terribili che ci restituiscono precise riflessioni sul rapporto tra mafia e cultura patriarcale. Probabilmente non tra le prime “sfere” che ci vengono in mente quando si parla di mafia, camorra o ’ndrangheta ma anche per questo motivo, per l’appunto, le storie delle molte donne, delle molte ragazze minorenni, delle tante vittime di stupri, abusi, violenze, femminicidi e… omertà necessitano di essere portate alla luce in tutta la loro crudezza, perché ci ricordano quanto anacronistica e aberrante possa essere l’idea di una mafia che si saldi con certi “valori”, certi falsi miti che fino a non molto tempo fa facevano ancora fatica a essere decostruiti (quello del “non si toccano le donne e i bambini”, per esempio).













