Il processo “Hydra”, nato dalla maxi-indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, rappresenta un punto di svolta non soltanto giudiziario, ma anche criminologico. Al centro dell’inchiesta vi è la presunta esistenza di una “super mafia”, ossia un’alleanza strutturata tra esponenti di vertice di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra operante nel cuore economico dell’Italia, la Lombardia.

Hydra segnala un’evoluzione radicale: la trasformazione delle mafie da fenomeni localizzati e connotati da storiche logiche territoriali in una compiuta realtà economico-finanziaria, già da tempo osservata dagli studiosi. È necessario abbandonare l’idea delle mafie come soggetti statici, chiusi in compartimenti stagni, oppure come “rivali storici” destinati a scontrarsi prevalentemente nelle strade. Il processo, infatti, mette in luce la “mafia dei mercati”.

La Lombardia—e, in particolare, l’hinterland milanese—non è più soltanto terra di “colonizzazione” o di infiltrazione strumentale, bensì il quartier generale di una vera e propria joint-venture criminale. La novità principale di Hydra non risiede nella mera coesistenza di più sigle mafiose sul territorio, ma nella nascita di un organo collegiale, una sorta di “cupola moderna”, in cui i vertici delle tre organizzazioni storiche cooperano per spartirsi appalti, riciclare denaro e gestire servizi finanziari illeciti, minimizzando i conflitti per ridurre l’esposizione e l’attenzione dello Stato.