Nuove dichiarazioni di un collaboratore di giustizia rafforzerebbero, secondo l'accusa, l'impianto dell'inchiesta Hydra sul presunto consorzio fra le tre mafie storiche in Lombardia. A mettere a verbale il racconto è stato Francesco Bellusci, 38 anni, collaboratore di giustizia proveniente dalle file della 'ndrangheta e ascoltato dai pm della Dda di Milano: le sue parole sono ora tra gli atti depositati nel processo con rito ordinario a carico di 42 imputati.Le dichiarazioni al centro del processo Hydra

Bellusci, condannato in abbreviato a quattro anni e mezzo di reclusione, è uno dei collaboratori che hanno scelto di parlare con gli inquirenti. Le sue dichiarazioni, secondo la ricostruzione dell'accusa, fornirebbero un riscontro all'esistenza del gruppo mafioso ritenuto attivo in varie tipologie di reato – il cuore dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano sulla presunta alleanza fra Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra nel Nord.L'affare delle truffe «mai concretizzato»

Nel verbale Bellusci, che si colloca nella «locale» di Legnano della 'ndrangheta, ricostruisce un episodio che risalirebbe alla primavera del 2021. «Dopo il subentro della locale di Legnano nell'unione nel maggio 2021, in occasione della riunione di Cassano Magnago sono stato coinvolto, quale componente della locale di Legnano, in un affare legato a grosse truffe in vari settori da commettere sfruttando un capannone nella zona di Milano e rivendendo poi la merce truffata; affare che non si è concretizzato e che vedeva coinvolti, oltre a me, anche Amico, Gregorini, Fidanzati e Galioto».Il meccanismo della divisione dei profitti