Processo Hydra, il pentito Bellusci svela che il reggente dei cirotani al Nord era contrariato dall’ostentazione social della ricchezza

CIRÒ MARINA – Nell’era della criminalità interconnessa, il denaro contante cessa di essere un mezzo occulto e diventa un trofeo da sbandierare. Nelle carte del maxiprocesso Hydra, l’indagine che ha svelato l’esistenza di un vero e proprio “consorzio” delle mafie in Lombardia, i verbali del collaboratore di giustizia Francesco Bellusci offrono uno spaccato nitido di questa mutazione antropologica delle mafie. Da un lato la necessità di mimetizzarsi nei gangli dell’economia legale, dall’altro l’irresistibile tentazione dell’ostentazione digitale.

A parlare ai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, nel maggio scorso, era l’ex contabile del “locale” di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, articolazione lombarda della cosca Farao Marincola di Cirò.

Le foto social dei sandwich coi soldi

Bellusci descrive la reazione del presunto reggente del clan, Massimo Rosi, tra i principali fautori dell’alleanza delle tre mafie, davanti alle immagini diffuse sulle piattaforme web. È lo stesso Bellusci a ricostruire la genesi di quelle tensioni, partendo dai messaggi ricevuti.