Pubblicato il: 27/06/2026 – 7:00

di Giorgio Curcio

MILANO Affiliazioni, doti, vecchi equilibri, “veterani” da consultare e una “carta bianca” per muoversi a vantaggio del Locale di Legnano. Nel verbale reso il 16 febbraio 2026 davanti ai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, il collaboratore Francesco Bellusci consegna un altro tassello del mosaico Hydra, il maxi processo sulla presunta rete mafiosa attiva in Lombardia. Il suo racconto si muove dentro il linguaggio e le dinamiche della ’ndrangheta al Nord: locali, doti, affiliazioni, rapporti tra gruppi, controllo del territorio e affari da portare dentro una struttura riconosciuta. È una delle parti più rilevanti del verbale, perché Bellusci non si limita a raccontare episodi criminali isolati, ma descrive il funzionamento interno del Locale di Legnano e il suo rapporto con la presunta associazione contestata nel procedimento Hydra.

Il locale di Legnano e il progetto di Rosi

Uno dei nomi centrali è quello di Massimo Rosi. Bellusci racconta di avere conosciuto Pasquale Rienzi, detto Paki, proprio tramite Rosi, a Legnano, in un bar «con ampio porticato e tavoli esterni» accanto allo spaccio di Dolce e Gabbana e di fronte a una posta non centrale. In quel periodo, secondo il collaboratore, Rosi «si era fissato di voler ricostituire la Locale di Legnano», pretendendo di diventarne il capo locale e cercando il sostegno di quelli che Bellusci definisce i «veterani» della locale: Raffaele Barletta, Armando Le Rose, Rienzi Pasquale, Tony Esposito e altri. Il collaboratore racconta di avere partecipato a diversi incontri accompagnando Rosi. In quelle occasioni avrebbe notato un atteggiamento inizialmente ambiguo da parte di Rienzi: prima sembrava dare il proprio assenso alla riorganizzazione della locale, anche rispetto all’affiliazione dei fratelli Toscano portata avanti da Rosi, poi avrebbe iniziato a tergiversare e a prendere tempo.