Pubblicato il: 04/07/2026 – 6:55

di Giorgio Curcio

MILANO Il Locale di Legnano, le doti, le affiliazioni e i rapporti con la ’ndrangheta calabrese. Dopo il racconto sui “veterani”, sulla “carta bianca” e sul progetto di Massimo Rosi, nel verbale reso da Francesco Bellusci ai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane emerge un altro filone del processo Hydra: quello dei legami, delle appartenenze e delle distanze interne tra la struttura lombarda e i riferimenti calabresi. Al centro ci sono i nomi di Cristian Sesto e Filippo Sergi. Il primo, secondo Bellusci, avrebbe avuto «senza dubbio la dote di trequartino della società maggiore». Il secondo viene indicato come soggetto collegato agli Alvaro di Sinopoli. Un passaggio che porta il racconto del collaboratore dentro la grammatica interna della ’ndrangheta: doti, copiate, autorizzazioni, “fibbia”, appartenenze e rapporti tra locali diverse.

La dote di “trequartino”

Uno dei passaggi riguarda Cristian Sesto. Bellusci conferma davanti ai pm che Sesto avrebbe avuto «senza dubbio la dote di trequartino della società maggiore». In un primo momento, secondo il collaboratore, Sesto si sarebbe legato molto a Giacomo Cristello, per il quale avrebbe commesso diverse rapine. Poi, però, sarebbe stato «portato avanti» da Filippo Sergi. Bellusci spiega che Sergi sarebbe appartenuto agli Alvaro di Sinopoli e che, proprio attraverso lui, Sesto avrebbe finito per collocarsi fuori dal perimetro formale della Locale di Legnano. Per questa ragione, secondo Bellusci, Sesto non avrebbe fatto parte formalmente della Locale, pur conservando con lui e con Tony Esposito «un forte legame di natura criminale mafiosa». Il punto, nel racconto del pentito, non è soltanto nominale. Bellusci prova a distinguere le appartenenze, i livelli di riconoscimento e i rapporti tra soggetti che, pur muovendosi nello stesso ambiente criminale, non sarebbero stati tutti riconducibili allo stesso circuito interno.