La trascrizione dell’interrogatorio di un collaboratore di giustizia del 16 maggio 1996 e una sentenza d’Appello del 24 giugno 2026. Trent’anni esatti che rimettono oggi sul piatto il potere della ‘ndrangheta di Platì, gli interessi e i contatti che addirittura arriveranno sulla soglia dell’ufficio al quinto piano di un palazzo in via Pattari a Milano dove fino a poco tempo fa aveva sede la società Equalize e la sua centrale di dossieraggi illegali poi finita nel mirino della Procura. Ma se molto si è detto sugli accessi abusivi ai database del Viminale e dei report assemblati, secondo l’accusa, con notizie riservate dall’ex poliziotto Carmine Gallo e dall’hacker Samuele Sam Calamucci con la supervisione “consapevole” dell’ex presidente della Fondazione Fiera nonché azionista di maggioranza di Equalize, Enrico Pazzali, ben poco si sa di quei convitati di pietra che da Platì si sono seduti ai tavolini del bar Cimmino di piazza Fontana, anche grazie alla conoscenza con Gallo, discutendo di tutto, di affari e di sequestri di persona, di interessi di uno Stato deviato, di boss e di equilibri mafiosi. Sono quelli di Platì, di quel paese che già si annuncia in salita con la casermetta dei carabinieri sulla sinistra.