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Anche se stabilmente residenti da anni in Lombardia, nella Bergamasca, hanno origini calabresi e soprattutto - come evidenziato più volte dai magistrati antimafia milanesi - contatti, solide amicizie e “aderenze” con esponenti di primo piano del clan Barbaro di Platì, ben radicato da anni anche in Lombardia, due dei tre condannati nell’inchiesta sulla Equalize di Enrico Pazzali e nel filone investigativo sull’anello “di congiunzione” fra la società di cyber-spionaggio industriale di via Pattari e uomini della ’ndrangheta. Si tratta dei cugini Micheal e Nicolas Chiera, di 41 e 31 anni, originari della Vallata dello Stilaro, condannati a 2 anni e 10 mesi di reclusione dal gup del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, nella vicenda della tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito di un contenzioso da circa 35 milioni di euro fra la Fenice spa dell’imprenditore Lorenzo Sbraccia e la società di costruzioni G&G della famiglia Motterlini su un cantiere di Milano e che sarebbe stata mediata, secondo l’accusa, da uomini della criminalità organizzata calabrese della famiglia Barbaro, la ’ndrina di Platì riconosciuta come una delle più potenti cosche della criminalità calabrese, contattati dall’ex super poliziotto e braccio destro di Pazzali, Carmine Gallo, morto nel 2025.